A Venezia quando il pavimento fungeva da videocitofono

Quante cose curiose ci circondano in questa città, ed è sempre bello poterle scoprire: oggi vi racconto dei pavimenti alla veneziana, o meglio chiamati “Terrazzi alla Veneziana”.

L’artigiano chiamato il Terrazziere, si presume lavorasse in équipe, ognuno con una specifica mansione. Non conosciamo moltissimo di questa antica maestranza, anche se quella dei terrazzieri era considerata un’arte perciò veniva gelosamente tramandata di padre in figlio, al punto che i discendenti ancora oggi ne custodiscano i segreti. Sappiamo però che, per tutti i maestri terrazzieri, esiste un preciso punto di riferimento che è la pavimentazione della Basilica di San Marco, fonte continua d’importante ispirazione per tutti i “tappeti” degli edifici cittadini.

Ma che cos’era il Terrazzo alla Veneziana? Che cosa aveva di particolare…. Consideriamo che gli edifici di Venezia, viste le fondamenta dove si appoggiavano avevano bisogno di una pavimentazione molto elastica e leggera e che si poteva facilmente adattare alle imperfezioni e movimenti del fondo lagunare.

Queste pavimentazioni avevano la caratteristica di sopportare deformazioni importanti senza subire nel tempo fratture evidenti.“Il Terrazzo“ non è altro che un composto di piccoli frammenti di marmo e pietre di vario genere a seconda della fantasia che venivano mescolate a calce, cemento e polvere di ciottolo.

Questo tipo di lavorazione, oltre ad una sua funzionalità strutturale, diventava un ornamento a tutti gli effetti. Alla vista possiamo immaginare dei ricchi tappeti dai colori vivaci che impreziosiscono la stanza.

Francesco Sansovino, storico del ‘500 ne parla così: “Venetia, città nobilissima et singolare… s’usano per la camere et per le sale comunemente, i suoli o pavimenti, non di mattoni, ma di una certa materia, che si chiama terrazzo; la qual dura per lungo tempo et è vaghissima all’occhio et polita”…

Curioso è che… sulle pavimentazioni di alcune abitazioni sono state rinvenute delle sorte di spioncini posti in posizioni strategiche che potevano controllare in totale discrezione chi entrava e usciva e non solo (Casino Venier a San Marco 4939). A tal proposito pensiamo a quello che veniva chiamato il secolo d’oro nella Venezia del ‘700, dove i mariti infarinati di cipria e mascherati con la tradizionale Bauta, potevano raggiungere in missione segreta un ridotto o un casino sia per incontri galanti che per il gioco d’azzardo. Proprio per questo passaggi segreti e controlli inosservati anche dal piano di sopra potevano gestire in piena segretezza l’entourage cittadino.

Ai nobili piaceva molto nelle loro case raffigurare sulla pavimentazione lo stemma della famiglia, e talvolta si innescava una vera e propria gara tra nobili, a chi ostentava lo stemma più prezioso o più grande. Palazzo Mocenigo (nella foto iniziale), ci porta testimonianza, dove oltre alle dimensioni notevoli di circa i 6 metri quadri, come se non bastasse lo stemma fu impreziosito di lapislazzuli e tessere d’oro.

E’ passato un anno, tempo di bilanci

E’ passato un anno, tempo di bilanci.

Il 2018, un anno intenso … e penso sia proprio tempo di bilanci.

Ma prima dei numeri, voglio esprimere in questa lavagna le mie sensazioni.
Gioia, soddisfazioni, riconoscimento, gratitudine, orgoglio, ma anche tanta, tanta fatica, studio, preparazione, stress, ritmo, fisicità…
Un anno di esplorazioni, di nuovi contatti, di prove, grandi o piccole prove che erano per me sempre importanti, ogni progetto, anche piccolo, era un grande progetto da portare avanti a volte anche non sapendo dove mi portava, incredibile !! ma sapevo che doveva essere esplorato per alimentare le mie conoscenze.
Poi riapro la mia agenda, i miei appunti, le mie convocazioni dove il colore distingue ogni singolo “armatore”, quindi pagine coloratissime e fitte di dettagli, di numeri e abbreviazioni che sanciscono un ritmo nel mio immaginario di oggi insostenibile.

Errori, sì, ma sono anche questi dei tasselli importanti per crescere e migliorare perchè il mio lavoro, questo lavoro, ha una bellissima prerogativa: qui non ci si annoia mai, anzi non si finisce mai di imparare ed ogni progetto anche se molto simile è sempre diverso dal precedente.

E’ passato un anno tempo di bilanci… ma ora spazio ai numeri: nei 7 mesi più importanti ho lavorato per una decina di agenzie quasi ininterrottamente per più di 150 giorni, ricevendo circa 130 incarichi diversi,  tra cui settimane in tour con gruppi, incentives, transfert, tour semplici o più articolati. Ho incontrato e supportato un migliaio di clienti. Una bella rincorsa, anzi una bella scommessa che mi ha portata qui, pronta a ripartire.
Ho imparato ad organizzarmi, a vivere esperienze diverse con agenzie e colleghi diversi, a prendere confidenza con l’imprevisto amico sempre in agguato, ad essere di supporto a una platea di turisti molto ampia, diversa per età, richieste ed aspettative.

Il calendario del 2019 si sta già animando… si riparte.
A presto e … al prossimo bilancio.

Katia

Vivere il ritratto di Venezia

Vivere il ritratto di Venezia quella che “aspetti”, quella che il tuo immaginario storico, i ritratti, i dipinti, le rievocazioni storiche ti fanno immaginare. Vivere il ritratto di Venezia con un emozionante percorso tra storia, immagine e poesia. Oliver A. insieme al fratello Nils, portano in questo cortometraggio una visione della Venezia inedita che tutti vorremmo vedere.

La realtà del visitatore

Sicuramente affascinante, agli occhi del visitatore Venezia in realtà non fornisce subito tutto questo scenario empatico ed emotivo. Al tuo arrivo la stazione ferroviaria, il piazzale Roma, la folla, il traffico di imbarcazioni nel Canal grande ti danno un senso che qualcosa stia mancando e che il percorso dei secoli e sicuramente degli ultimi decenni sta oscurando qualcosa.

E via… seguendo il flusso, hai timore di perderti, calli e callette rappresentano un pericolo, un timore ed una paura che sia troppo complesso, che ci si perda, che alla fine non possa uscire da questo dedalo.

La soluzione è semplice, mi accodo nel torpedone turistico della Strada Nova, dove in ogni angolo trovo le facili e rassicuranti indicazioni ‘Rialto’ e ‘San Marco’, perchè signori, alla fine un turista che pensa di visitare venezia, vuole vedere questi due simboli.

Ed il torpedone si snoda attraverso una via intrisa di attività commerciali che ben poco, oltre alla forma, hanno a che vedere con la ‘Vera Venezia’, con ristoranti che propongono menù improbabili a costi altrettanto improbabili, con negozi che immolano questa Venezia alla più articolata struttura commerciale a cielo aperto esistente.

La curiosità, l’enfasi di vivere questa tanto declamata città dei Dogi, del Canaletto, dei fasti, impatta con la fatica, con la confusione, con un crescente distacco dai valori veri che può esprimere. Che trova sicuramente massima realizzazione nel poter ammmirare Rialto, opera magnifica e San Marco, una delle più belle piazze al mondo. Appagato.

La giornata scorre, qualche gadget in acquisto, molti selfie ed i relativi post nei social , e la giornata trova sicuramente la sua realizzazione.  Ed al ritorno sfoggerai orgoglioso la mappa della città ‘pesciforme’ e decanterai il tragitto, quello che hai visto dicendo che… bello, si. Molto bello. Punto.

 

Com’è possibile ri – vivere il ritratto di Venezia?

Vivere il ritratto di Venezia - Katia
Vivere il ritratto di Venezia – Katia

Già, quanto lo splendido ritratto al centro di questo articolo può essere vissuto? Colori, odori, sapori, ambienti, dettagli, vita, lavoro, squèri, scalmi, remi, tessiture, abiti, pescatori, narrazioni, detti popolari…

Cose che non puoi tracciare su una mappa, che non descrivi con un selfie, che non decanti con un gadget. Una testimonianza interna che si scolpisce nei tuoi ricordi, che ti arricchisce e che ti rapisce. Come gli spledidi 3’34” del cortometraggio abbozzano.

E per questo Katia ti saprà aiutare, ti dedicherà il giusto tempo, ti farà vivere e toccare con mano le sue esperienze e ti condurrà in un percorso affascinante che lascerà in te un sapore di scoperta, un appetito di conoscenza che ti porterà sicuramente la voglia di tornare non più da turista ma da viaggiatore.

Esprimi il tuo desirerio, confida le tue idee di viaggiatore, lascia un messaggio e troveremo assieme la giusta soluzione per  vivere, da protagonista, questo splendido ritratto di Venezia.